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Settembre 28, 2021 11:34 am

SI TORNA IN SALA CON I GRANDI DOCUMENTARI E I CLASSICI RESTAURATI

Nasce a Roma il nuovo progetto di Circuito Cinema e Cineteca di Bologna

Il lunedì al Quattro Fontane – Il martedì al Giulio Cesare

8 film nel mese di ottobre, dai doc di Pietro Marcello, Gianfranco Rosi, Valentina Pedicini e Frederick Wiseman ai classici restaurati di Godard, Lynch, Coppola e Fellini

Si torna in sala! Il lunedì al Quattro Fontane con il miglior cinema documentario; il martedì al Giulio Cesare con i grandi classici restaurati. Lunedì 4 ottobre nasce a Roma il nuovo progetto realizzato in collaborazione tra Circuito Cinema e la Cineteca di Bologna: un calendario che nel solo mese di ottobre presenta 8 film, 4 documentari ogni lunedì al Cinema Quattro Fontane, 4 capolavori della storia del cinema ogni martedì al Giulio Cesare.

I documentari al Quattro Fontane

Apre lunedì 4 ottobre Il passaggio della linea, esordio nel 2007 di un regista come Pietro Marcello, poi acclamato con il suo ultimo Martin Eden; dell’anno successivo, il 2008, è Below Sea Level (lunedì 11 ottobre) di Gianfranco Rosi, autore capace di imporsi all’attenzione internazionale (e vincere un Leone d’oro con Sacro GRA e un Orso d’oro con Fuocoammare) proprio con il suo cinema documentario; lunedì 18 ottobre, ricorderemo la regista Valentina Pedicini, della quale vedremo l’ultimo lavoro, Faith, racconto di una scelta di vita, quella dei Guerrieri della Luce, comunità italiana di lottatori di arti marziali; lunedì 25 ottobre, il nuovo lavoro del maestro per eccellenza del cinema documentario internazionale, Frederick Wiseman, che con il suo City Hall ci accompagnerà dentro alla macchina organizzativa di un Comune, in questo caso quello della sua città natale, Boston, per farci capire il complesso funzionamento della sua struttura.

I classici restaurati al Giulio Cesare

E il martedì ci sono i classici restaurati, che la Cineteca di Bologna presenta nell’ambito del suo progetto di distribuzione Il Cinema Ritrovato. Al cinema: martedì 5 ottobre, un omaggio al grande Jean-Paul Belmondo, protagonista con la splendida Jean Seberg dell’esordio al lungometraggio di Jean-Luc Godard nel 1960, Fino all’ultimo respiro, un manifesto della Nouvelle Vague; martedì 12 ottobre, Apocalypse Now come non lo avete mai visto grazie al nuovo montaggio, realizzato dallo stesso Francis Ford Coppola in occasione del restauro del film per festeggiare nel 2019 il 40° anniversario del suo film di culto; martedì 19 ottobre, la consacrazione di David Lynch, nel 1980, con Elephant Man, dopo il folgorante esordio di Eraserhead; martedì 26 ottobre, uno dei più grandi Fellini, quello di Amarcord, premio Oscar nel 1975, un viaggio nella memoria entrato nel nostro vocabolario.

lunedì 4 IL PASSAGGIO DELLA LINEA (Italia/2007) di Pietro Marcello (57′)

“Il titolo che rivela Marcello agli spettatori più attenti, viaggio sugli espressi notturni che di lì a poco sarebbero scomparsi. Una serie di incontri con viaggiatori, tra i quali emerge Arturo, anziano europeista libertario che ha scelto di vivere sui treni. L’enorme quantità di materiale raccolto, spesso già composto con un occhio pittorico, viene completamente rielaborato in un montaggio creativo, a metà tra il saggistico e il lirico. Il risultato può ricordare quello che Pasolini definiva ‘cinema di poesia'”. (Emiliano Morreale). Si ringraziano Pietro Marcello e Indigo film.

martedì 5 – FINO ALL’ULTIMO RESPIRO (À bout de souffle, Francia/1960) di Jean-Luc Godard (90’)

Parigi 1959, il centro del mondo. Godard dirige, Truffaut scrive. Belmondo/Poiccard, piccolo omicida, corre a perdifiato per sfuggire alla polizia e a cinquant’anni di cinema di papà; Jean Seberg vende l’“Herald Tribune” sugli Champs Elysées, s’innamora, lo tradisce: ‘déguelasse’. Poco budget, molto amore per il B-movie americano, sguardi in macchina, jump-cuts, l’euforizzante sensazione che tutto sta per ricominciare. Irripetibile, e forever young. “Fino all’ultimo respiro appartiene, per sua natura, al genere di film in cui tutto è permesso. Per di più Fino all’ultimo respiro era il genere di film in cui tutto era permesso, era nella sua natura. Qualsiasi cosa faccia la gente, tutto poteva essere inserito nel film. È proprio questa l’idea da cui ero partito. Pensavo: c’è già stato Bresson, è appena uscito Hiroshima, un certo tipo di cinema si è appena concluso, forse è finito, allora mettiamo il punto finale, facciamo vedere che tutto è permesso. Quello che volevo era partire da una storia convenzionale e rifare, ma diversamente, tutto il cinema che era già stato fatto”. (Jean-Luc Godard) Restaurato in 4K da StudioCanal e CNC – Centre national du cinéma et de l’image animée presso il laboratorio L’Immagine Ritrovata a partire dal negativo originale.

lunedì 11 – BELOW SEA LEVEL (Italia-USA/2008) di Gianfranco Rosi (105’)

In una base militare dismessa a duecentocinquanta chilometri da Los Angeles, quaranta metri sotto il livello del mare, sopravvivono sette homeless, vittime del destino e della povertà. Cercano la normalità in una situazione estrema, rifugiandosi nella solidarietà e nel senso di comunità. Rosi (al suo primo lungometraggio) ha vissuto accanto a loro quattro anni, mettendo in relazione queste storie in bilico tra speranza e disperazione con un deserto americano mai così lontano dall’immaginario della frontiera, “non inteso come luogo mitico ed evocativo, ma come punto d’approdo, pura topografia” (Gianfranco Rosi) Si ringraziano Donatella Palermo e la Stemal Entertainment.

martedì 12 – APOCALYPSE NOW – FINAL CUT (USA/2019) di Francis Ford Coppola (183′)

Capolavoro titanico, visionario, wagneriano.”Coppola compie la scelta strategica di collocarsi non solo al di fuori della tradizione del war film, ma al di fuori di ogni ipotesi di tipo mimetico […] Apocalypse Now è ispirato a Cuore di tenebra di Conrad, ma si rifà a una vasta gamma di testi letterari (Eliot, Kipling, Frazer) e soprattutto attinge all’immaginario del romanzo americano ottocentesco. Nel Vietnam di Coppola, la massa scura degli alberi si configura come il simbolo di una natura arcaica e terribile, che si fa beffe della ragione della Storia che l’uomo bianco vorrebbe imporle” (Giaime Alonge). Secondo il regista, dopo quella del 1979 e la monumentale Redux , Final Cut è finalmente la versione perfetta. “È stata anche l’occasione per applicare al film le moderne tecnologie, usando i sistemi Dolby Vision e Atmos per renderlo quanto più possibile viscerale e coinvolgente. È un’esperienza sensoriale straordinaria, con colori profondi e un suono sfaccettato che amplifica l’effetto ipnotico del film” (John DeFore). Restaurato in 4K nel 2019 da American Zoetrope in collaborazione con L’Immagine Ritrovata presso il laboratorio Roundabout a partire dal negativo camera originale.

lunedì 18 – FAITH (Italia/2019) di Valentina Pedicini (90′)

Ventidue persone hanno compiuto una scelta radicale, sottraendosi al mondo. Non sono eremiti millennial. Pregano e si allenano: kung fu, arti marziali. Consacrano dal 1998 corpo e anima in vista di un bene superiore, per costruire un nuovo mondo. Vivono in regime quasi monastico, il Maestro, che è il fondatore della comunità, battezza gli uomini monaci guerrieri, e le donne madri guardiane. Ma tra loro si definiscono i Guerrieri della luce. Sono entrata in questo mondo e in questo film con una domanda. Volevo capire perché si decide a un certo punto di abbandonare il mondo esterno e parte della propria identità e di mettere la vita e l’esistenza nelle mani di qualcun altro. Faith non è un film su una setta, loro non sono una setta. È un film su un meccanismo psicologico, sulle dinamiche e relazioni tra le persone. Il titolo del film non fa riferimento solo alla fede religiosa, ma a quella in qualcuno. […] (Valentina Pedicini) Si ringraziano Donatella Palermo e la Stemal Entertainment.

martedì 19 – ELEPHANT MAN (GB-USA/1980) di David Lynch (124′)

La storia di John Merrick, l’uomo elefante, il freak della Londra proto-industriale, serve a Lynch per due motivi: mostrare il lato intimamente mélo del suo cinema e trovare una via d’entrata a Hollywood. The Elephant Man è ibrido e tragicomico come il suo protagonista, da una parte trascina al pianto il grande pubblico e dall’altra fa saettare schegge di orrido e memorie di Tod Browning. Non meno ancestrale e traumatico di Eraserhead, The Elephant Man si ‘nasconde’ dietro il film di malattia anni Ottanta per costruire una nuova riflessione sul visibile e sull’orrore. (Roy Menarini). Restaurato nel 2020 da StudioCanal a partire dal negativo originale con la supervisione di David Lynch.

lunedì 25 – CITYHALL (USA/2020) di Frederick Wiseman (275’)

Da oltre mezzo secolo Wiseman indaga e documenta la vita delle istituzioni (culturali, ma non solo), maestro di un cinema che interroga il reale con uno sguardo lucido e militante, mai imparziale eppure ‘giusto’, per usare un termine a lui caro. Dopo l’Università di Berkeley, la National Gallery e la Public Library di New York, nel suo ultimo lavoro ritorna nella natia Boston per raccontarci ‘dal di dentro’ il governo di una grande città con l’ampio spettro di servizi che spesso diamo per scontati, dalla polizia, ai vigili del fuoco, alla sanità, fino alle politiche per la giustizia razziale, l’edilizia accessibile, le azioni sul clima. Per “dimostrare che è necessario avere un governo se si vuole vivere bene insieme”.

martedì 26 – AMARCORD (Italia-Francia/1973) di Federico Fellini (125′)

“Se si uniscono ‘amare’, ‘core’, ‘ricordare’ e ‘amaro’, si arriva a Amarcord”, diceva Fellini. Esattamente vent’anni dopo avere raccontato la storia di una fuga dalla provincia in I vitelloni, l’autore ritorna in quel piccolo mondo, ricostruendo gli ambienti della sua adolescenza a Cinecittà e a Ostia. Ma, significativamente, evita di inserire nella folla dei personaggi un ‘doppio’ di se stesso (a differenza di Roma, dove si mostra bambino, giovane e senza la mediazione di un attore). Infatti la famiglia che vediamo rievocata nel film è quella dell’amico d”infanzia Titta Benzi e intorno a lui pullula un’umanità descritta con tinte sanguigne e linee grottesche (soprattutto i rappresentanti delle istituzioni, il clero e i gerarchi fascisti), con tenera sensualità (Gradisca) e un’ironia al tempo stesso affettuosa e graffiante. La vitalità delle figure che popolano il film (compresa l’emarginata ninfomane Volpina) cela una sotterranea, profonda malinconia (l”amaro’ sopra citato). Il piccolo borgo romagnolo degli anni Trenta rievocato nel film, riassume una delle più penetranti immagini dell’Italia secondo Fellini: un piccolo mondo immaturo e conformista, succube di un regime becero e mistificatore, o tristemente impotente di fronte alle sue violenze. (Roberto Chiesi). Restauro realizzato da Cineteca di Bologna con il sostegno di yoox.com e il contributo del Comune di Rimini. In collaborazione con Cristaldifilm e Warner Bros.

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